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Le miniere del Malcantone

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Le miniere del Malcantone

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento il Malcantone conobbe un periodo di intensa attività mineraria, dovuta alla presenza di numerosi filoni metalliferi che ne percorrono il sottosuolo. Questi filoni erano noti da tempo ma il loro sfruttamento ha avuto sempre una valenza locale e scarsamente attestato.

 

Nel 1785 Giovanni Battista Trecini chiede il permesso di sfruttare una miniera d'oro, ma i Cantoni sovrani non lo autorizzano, per non meglio precisati motivi politici.

 

Nel 1806 alcuni cittadini di Astano e Sessa iniziano a macinare minerali auriferi ed argentiferi con l'ausilio di piccoli mulini mossi ad acqua. Questi mulini erano detti piemontesi perché utilizzati specialmente in Piemonte e potevano venir smontati abbastanza facilmente per essere rimontati altrove.

 

Nel 1823 viene iniziato lo sfruttamento del filone ferroso del Monte Torri. Col passare degli anni le domande si fanno sempre più numerose ma il Governo cantonale è sempre restio nell'accordare concessioni e questo per non “ingelosire il vicino Stato italiano".

 

A partire dal 1856, sotto l'impulso dell'ing. Vinasco Baglioni, inizia lo sfruttamento vero e proprio che si protrarrà fino al 1881 quando cederà i diritti a Nicolas Lescanne-Perdoux di Parigi e che non continuerà l'attività.

 

Dopo anni d'abbandono, le attività estrattive e di trasformazione riprendono nel 1933 con la costituzione della Mines de Costano S.A.. Nel periodo bellico l'attività cessa quasi completamente e solo nel 1944 si riprendono lavori di scavo e manutenzione delle gallerie e degli impianti. All'inizio degli anni '50 i lavori cessano definitivamente e nel 1961 la società viene sciolta.

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