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Il Casotto dei pescatori

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Il Casotto dei pescatori

L’anguilla, pesce dalle abitudini misteriose, dal sangue velenoso e dall’aspetto inquietante del serpente, è un cibo apprezzato fin dall’antichità e da tempi immemorabili la si pesca nella Tresa. L’emissario del Ceresio era infatti un ambiente ideale alla sua cattura, prima che dighe e chiuse ostacolassero le incredibili migrazioni per il Mar dei Sargassi, dove l’animale adulto si riproduce.


L’esistenza di peschiere sul suo corso è documentata con certezza dal 1476, quando un rogito del notaio Giorgio Avanzini di Curio cita sia la Peschiera di Sotto, proprietà di ser Filippinus de Albis di Sessa, sia quella di Sopra, verso l’imbocco del fiume dunque, di pertinenza della mensa arcivescovile di Milano. Nel 1583, l’arcivescovo Carlo Borromeo ne cede la proprietà ai Perseghini di Ponte Tresa. Più tardi, altre cospicue famiglie del luogo subentrano nella proprietà quali compadroni: i Bella, i Crivelli, i Giani, i Rossi, i de Stoppani, i Quadri.


Le peschiere erano costruzioni studiate per catturare le anguille: su uno scivolo posto in controtendenza rispetto alla corrente del fiume si aprivano dei pozzetti che ospitavano delle nasse, dove le anguille restavano intrappolate. Strumenti ingombranti e fatalmente destinati a ostacolare il corso delle acque, poste a cavallo di un confine non ben determinato, soggette a incerte legislazioni, le peschiere furono oggetto di innumerevoli dispute, grazie alle quali disponiamo di abbondante documentazione sulla loro attività, dal XVI secolo al loro definitivo abbandono, seguìto ai danni provocati dall’alluvione del 1951.

Nel piccolo edificio denominato “Casotto dei pescatori” si custodivano le attrezzature necessarie all’esercizio della pesca e alla manutenzione della Peschiera di Sotto, nei pressi di Madonna del Piano. Inoltre, visto che la pesca si esercitava esclusivamente di notte, i pescatori vi riposavano e rifocillavano, uscendo frequentemente a controllare le reti.


La ricostruzione pura e semplice dell’impianto della peschiera non è più possibile. Il lavoro di recupero dell’area si è concentrato primariamente sul “Casotto”, recuperando l’area e allestendo l’interno della piccola costruzione.


Il “Casotto”, inaugurato nel 2005, è gestito dal Museo della Pesca di Caslano, dove è anche allestita una sala  con materiali, documenti e informazioni che testimoniano l’attività delle peschiere della Tresa.

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