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Raffaello Ceschi sull’insegnamento della civica

Descrizione

È di piena attualità il dibattito sull’insegnamento della civica a scuola. Nelle pagine di «lanostraStoria.ch», la RSI sta allestendo un dossier, mettendo a disposizione due tipi di documenti: le numerose trasmissioni televisive che, fin dagli anni Sessanta, la RSI dedicò alla civica, e alcune trasmissioni di cronaca che testimoniano di un dibattito che dura da almeno cinquant’anni.

Uno dei documenti che pubblicheremo sarà una puntata della trasmissione «Prisma», intitolata Nuovi orizzonti per la formazione civica, che andò in onda il 23 marzo 1970. Tra gli intervistati figurano i nomi di Bernard Crettaz, Georges André Chevallaz, Jeanne Hersch, Giorgio Cheda e Raffaello Ceschi.

Per inaugurare la serie delle nostre pubblicazioni, abbiamo isolato un passaggio della lunga trasmissione dove Raffaello Ceschi — figura di riferimento per gli studi sull’Ottocento e il Novecento ticinese — si esprime a proposito dell’insegnamento della civica.

Dopo una serie di riflessioni sulla differenza dello studio della civica al Ginnasio e alle Scuole Maggiori (disponibile nella versione integrale della trasmissione), Ceschi dice come, secondo lui, debba essere insegnata la civica a scuola:

1) non dovrebbe essere un insegnamento autarchico (incentrato solo sulle istituzioni svizzere) bensì comparativo, aperto allo studio degli altri

2) non dovrebbe essere “borioso”, tale cioè da porre le istituzioni svizzere all’apice

3) non dovrebbe essere esclusivamente tecnico, vale a dire incentrato solo sui meccanismi di elezione e o di funzionamento delle istituzioni

4) non dovrebbe essere apologetico bensì critico, inteso cioè a studiare l’evoluzione delle istituzioni in quanto pratiche sociali codificate per rispondere a bisogno contingenti (e, pertanto, storicamente circoscritti).

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