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Cristiano Castelletti scopre la firma di Virgilio

Descrizione

Vecchio di duemila anni, il testo dell’Eneide sembrava non dover più riservare sorprese. Invece, nel 2013, Cristiano Castelletti – collaboratore della RSI allora all’Università di Friburgo, prematuramente scomparso il primo ottobre 2017 – fece una scoperta clamorosa: Virgilio aveva nascosto la sua firma nei primi versi dell’opera.

Prendendo in sequenza la prima e l’ultima lettera di ogni verso dell’inizio dell’Eineide, e invertendo l’ordine per il verso successivo, si ottiene infatti la parola “ASTILOMV”, che Castelletti propose di leggere come “A STILO M (aronis) V (ergili)”, cioè “dalla penna di Virgilio Marone”. Castelletti aveva cioè trovato la firma dell’autore in un testo che la tradizione ce ne aveva consegnato privo.

«Gli acrostici erano il copyright dell’antichità, ma per molto tempo la filologia li ha bollati come scherzi letterari», spiegava Castelletti. «Ma qual è l’importanza di questa scoperta?» gli chiese il quotidiano La Repubblica: «Apre nuove prospettive di studio, rivalutando la funzione degli acrostici. E poi c’è la firma: scoprire la firma di Virgilio nell’ Eneide è un po’ come scoprire quella di Leonardo nella Monnalisa». È doloroso sapere che sono, ormai, scoperte precluse a Cristiano.

Questo servizio di Michele Trefogli andò in onda il 19 febbraio 2013 nella trasmissione «Il Quotidiano». Assieme con Cristiano Castelletti è stato intervistato anche Thomas Schmidt, professore ordinario di filologia classica Università di Friburgo.

 

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