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L’architettura del Ticino dal 1850 al 1978


L’architettura del Ticino dal 1850 al 1978

Alla fine degli anni Settanta – molto probabilmente grazie allo stimolo della mostra «Tendenzen. Neuere Architektur im Tessin», che si tenne nel 1975 a Zurigo e che mise in circolazione l’espressione «Scuola ticinese di architettura» – la TSI produsse una serie di trasmissioni dedicate alla storia dell’architettura in Ticino curate dall’architetto Paolo Fumagalli, in quegli anni direttore della «Rivista Tecnica della Svizzera Italiana».

Partendo dall’esame di ville e palazzi dell’Ottocento, passando per il Liberty e l’Eclettismo prima, l’avanguardia e il modernismo poi, ed esaminando quelli che, allora, erano gli ultimi cinquant’anni di architettura in Ticino, Fabio Bonetti e Paolo Fumagalli si avvalsero della consulenza di Enrico Mantero, docente al Politecnico di Milano e Alfred Roth, docente al Politecnico di Zurigo; nonché dell’economista Angelo Rossi e dello storico Giorgio Cheda.

I cinque documentari intrecciavano con coerenza quattro piani di analisi: la descrizione degli edifici, le vie e i sistemi di trasporto, la contestualizzazione storica e il raffronto con le arti contemporanee. In questo modo Bonetti e Fumagalli riuscirono a compiere un’operazione che non si riscontra in altre trasmissioni simili della RSI: fornire un solido contesto quantomeno europeo di riferimento, e mettere in luce la diversa velocità che il «moderno» in architettura ebbe in Ticino rispetto ad esperienze coeve a Nord così come a Sud; sottolineando anche con quale incoerenza il Ticino vide contemporaneamente sorgere edifici come il teatro San Materno di Carl Weidemeyer (1927/28), e rassicuranti riproposte di stilemi classici nei molti edifici dell’architettura «ufficiale» coeva.

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