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Sindacati, donne e diritto di voto

Sindacati, donne e diritto di voto

Descrizione

Nella sfera privata, come in quella pubblica, l'esistenza della donna scorre tra mille ostacoli e preoccupazioni, come quella di tutti, Tuttavia, a ben guardare, barriere, incipami e crucci sono in numero maggiore. Questo documento dell'archivio della sezione luganese del sindacato edilizia e industria (SEI) può servire ad illustrare questo aspetto della società.

Il 3 marzo 1957 gli elettori (uomini) ticinesi accettarono (7003 sì contro 5704 no) la proposta tendente a modificare la costituzione federale inserendo un capoverso nuovo all'articolo 22 bis che intendeva rendere obbligatorio per le donne svizzere il servizio di difesa degli stabili. Sul piano nazionale la proposta venne invece sonoramente bocciata (36'000 sì, 390'000 no).

Le associazioni femminili del Luganese ritennero profondamente antidemocratica l'idea di far decidere dai soli uomini un obbligo di servizio per le donne e colsero l'occasione per rivendicare, una volta ancora, il loro buon diritto a partecipare pienamente alla vita politica del Paese (ricordiamo che il diritto di voto per le donne sul piano federale verrà concesso solo nel 1917). Perciò organizzarono una votazione consultiva a carattere decisamente di protesta, ben evidenziato dal suggerimento di votare in bianco. Si può sottolineare il fatto che l'argomento del diritto di voto aveva, per una volta, riunito in uno sforzo comune associazioni a carattere politico, religioso, professionale, sportivo e sociale.


La Fondazione Pellegrini Canevascini gestisce e conserva un centinaio di fondi archivistici, che contengono documenti cartacei, migliaia di fotografie, registrazioni sonore e documenti audiovisivi.

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