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Giorgio Miez alla vigilia delle Olimpiadi del 1936

Descrizione

Nato a Töss nel 1904 e deceduto a Savosa nel 1999, «Giorgio Miez è certamente stato il più grande ginnasta svizzero di tutti i tempi», ha scritto Virgilio Massarotti nel suo Omaggio a Giorgio Miez, pubblicato nella «Rivista militare della Svizzera italiana». Il Dizionario storico della Svizzera ricorda che, formatosi come apprendista meccanico, «studiò poi educazione fisica a Berlino e Monaco.»

«Egli — scrive ancora Massarotti —partecipò a 4 Olimpiadi. Parigi 1924. Amsterdam 1928. Los Angeles 1932 e Berlino 1936. Conquistando in tutto 8 medaglie: 4 d’oro. 3 d’argento e 1 di bronzo. Fu, inoltre, due volte campione del mondo negli esercizi al suolo, la sua specialità preferita, a Parigi nel 1931 e a Budapest nel 1934. Miez fu pure un innovatore della ginnastica nell’esercito ai tempi del servizio attivo 1939-45 e, secondo il molto Mens sana in corpore sano diede un importante contributo alla diffusione della ginnastica nel nostro Cantone, in special modo fra la gioventù.»

Le Teche RSI conservano un fondo di video privati di grande importanza per la storia sociale del Novecento della Svizzera italiana. In questo estratto, che fa parte di una serie di video della famiglia Miez, vediamo l’atleta svizzero prepararsi per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Fu l’ultima partecipazione di Giorgio Miez ad una Olimpiade. Atleta della squadra svizzera, salì sul podio per la medaglia d’argento. Una foto storica lo ritrae mentre rifiuta di esibirsi nel saluto nazista: «Miez — ricorda Massarotti nel suo Omaggio a Giorgio Miez — sul più alto gradino del podio, davanti a 120’000 spettatori e al Führer della “Grande Germania”, mentre il vessillo elvetico veniva issato sul pennone più alto ed echeggiavano le note del nostro inno, egli rifiutò di alzare il braccio nel saluto nazista, contrariamente a ciò che facevano gli atleti delle altre Nazioni simpatizzanti della Germania e come una personalità influente gli aveva consigliato di fare. Egli rimase fermo nella sua decisione che voleva essere una sfida ad un regime da lui non accettato. Egli convinse a questo comportamento anche gli altri due camerati svizzeri che si trovavano pure sul podio.»

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