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Augusto Rossi. Il dominatore del Bré

Domani si corre la tredicesima edizione della Lugano-Monte Bré. Curiosa coincidenza di cifre, sono proprio tredici anni che la popolare prova motociclistica dell’Unione Sportiva Ceresio non veniva più disputata. La Lugano-Monte Bré, più che una gara sportiva è stata sin dai suoi primi anni di vita una festa di popolo. Ed a renderla tale ha contribuito un figlio del popolo, che per le sue virtù di ardimento e di Volontà ha saputo raggiungere i più alti fastigi della gloria sportiva: Augusto Rossi, detto «Pepena». Il suo nome è legato in modo indissolubile alla corsa del Bré. Le sue vittorie a catena nella corsa luganese hanno fatto di lui un eroe popolare, una figura leggendaria. Simpatico, modesto, Pepena aveva saputo entrare nel cuore di tutti. Son passa ti circa cinque lustri, da quando Augusto Rossi ha scalato per l’ultima volta le impervie rampe del Bré. Ma domani, quando con la sua vecchia «Motosacoche» aprirà la corsa, gli sportivi della vecchia guardia lo riconosceranno e lo saluteranno con lo stesso entusiasmo e con la stessa ammirazione che lo accompagnarono nell’epoca aure a dei suoi successi, dal 1920 al 1924.

Augusto Rossi è forse e senza forse la più grande gloria sportiva che il Ticino, pur cosi fertile di campioni sportivi, abbia avuto finora. I suoi successi sono innumerevoli e volerli enumerare tutti ci porterebbe troppo lontano. La vita di Augusto Rossi è un autentico romanzo d’avventura. Di lui parlarono per la prima volta i giornali nel 1910. E fu un atto di coraggio. Una comitiva di giovanotti si era recata a Caprino. Già allora, il buon vino ed i gustosi formaggini dei grotti attiravano i luganesi. Nel ritorno, la barca venne sorpresa dal «marino». Si profilava una catastrofe. Ma Augusto Rossi non intendeva finire i suoi giovani giorni nelle acque agitate del Ceresio. Altro destino lo attendeva: si curvò sui remi, lottò come un disperato: vinse. Era il segno della sua vita. La comitiva fu portata a riva, alla salvezza. Un anno dopo, la cronaca parlò di un’altra straordinaria impresa di Augusto Rossi: Nella Valle di Tassino esisteva allora un ponte alto 25 metri. Per una scommessa, Augusto Rossi attraversò il ponte, in bicicletta, viaggiando sul parapetto, largo appena 40 cm! L’«exploit» fece molto rumore e ci fu anche chi parlò di «provocazione del Destino»! Nel 1906 Rossi aveva acquistato una motocicletta Zehdel, con la quale, quattro anni dopo si cimentò nelle prime competizioni motoristiche. La sua prima gara fu una prova di regolarità, sul percorso Lugano-Chiasso-Lugano-Locarno-Lugano, nella quale ottenne il massimo di punti. Le strade di allora erano ben diverse da quelle d’oggi: buchi, sassi, polvere. Il 17 a go sto 1910 Augusto Rossi effettuò la scalata del Generoso, per la mulattiera, impresa che non era mai stata tentata d a nessuno. In quaranta minuti, dopo aver superato enormi difficoltà, l’ardito centauro raggiunse il tra guardo immaginario alla Bella Vista. Questi furono gli inizi della carriera di Augusto R ossi, che in quattordici anni di attività motoristica seppe raggiungere le più luminose affermazioni. Oltre quaranta vittorie, tre primati mondiali, l’ultimo dei quali, sul chilometro lanciato, a 153,550 km all’ora. Per ricordare questa eccezionale impresa, gli sportivi ticinesi fecero coniare una apposita medaglia d’oro, con l’effige del campione. Il vittorioso tentativo ebbe luogo l’8 settembre 1923 al Bois de Boulogne a Parigi.

La Lugano-Monte Bré, «Pepena» l’ha vinta sette volte e cinque volte ha stabilito il miglior tempo della giornata. Un anno, nel 1922, «Pepen» vinse in due categorie. Ogni nuova scalata equivaleva ad un nuovo primato della corsa. Unica eccezione il 1921: a Fulmignano si ruppe l’innesto della «prima». «Pepena» continuò con la sola «presa diretta» e vinse, come aveva vinto nel 1917 in 9:30, nel 1919 in 9:08, nel 1920 in 8:48 e come doveva vincere nel 1922 nell’eccezionale tempo di 8:22. Nel 1923 il primato della Bré venne battuto da Visioli, con una 1000 cmc. Il mezzo meccanico più potente ebbe la meglio sul virtuosismo di Rossi, che montava una macchina di minor cilindrata. Nel 1924, dopo aver vinto la Neuchàtel-Chaumont nella cat. 750 cmc., Augusto Rossi si ritirava dalle corse. Tutte le vittorie, tutti i primati erano stati conquistati dall’audace centauro luganese. Stanco di vincere, abbandonò, nella pienezza dei suoi mezzi, lo sport attivo. Un ritiro in bellezza, come solo sanno fare i forti.


Questo articolo dedicato ad Augusto Rossi apparve nelle pagine del periodico «Illustrazione Ticinese» il 3 maggio 1947. Nella sua versione originale è disponibile nell'Archivio digitale Sbt dei Quotidiani e Periodici.

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