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Obiettivo sul Grigioni Italiano [1972]

Il 6 maggio 1972, il settimanale «Radiotivù» (Organo ufficiale della radio e televisione della Svizzera italiana), alle pagine 46 e 47 presentava il lavoro documentaristico di Rinaldo Giambonini con un articolo intitolato «Tre documentari sul Grigioni italiano»

Il 10, 12 e 17 maggio la Televisione della Svizzera Italiana diffonderà tre documentari a colori sul Grigioni Italiano, quasi contemporaneamente alla esposizione HIGA aperta a Coira. Si tratta di tre programmi a colori, della durata di 2S minuti l’uno, che verranno presentati anche dagli studi di Ginevra e di Zurigo.

La realizzazione è stata affidata a Rinaldo Giambonini. «Tengo subito a precisare - ha detto il regista - che non si tratta di inchieste, bensì di documentari. Lo scopo è quello di far conoscere un po’ di più, pur nella limitazione del tempo, il Grigioni Italiano. Una visita... filmata, delle immagini turistiche, degli accenni ai problemi che preoccupano il Grigioni Italiano. Non ci saranno interviste, tranne che con il maestro di Bivio».

I tre documentari sono stati girati nei primi mesi di quest’anno, in una stagione perciò «grigia», senza turisti, senza villeggianti, unicamente con la gente delle quattro valli e di Bivio, con il loro lavoro, le loro montagne, le loro preoccupazioni. Sarà perciò una cornice un po’ insolita, ma genuina. L’inverno, nelle regioni visitate, più lungo e duro che altrove.

La prima puntata sarà dedicata alla Mesolcina e, in buona parte, alla Calanca. La Mesolcina è già più familiare delle altre, rappresenta una tappa abbastanza ricorrente nel programma di riprese televisive e sulla strada della gente che vi transita. Non è la prima volta, nemmeno, che gli operatori vanno in Val Calanca. Ciò nonostante è sempre considerata un po’ isolata, per non dire abbandonata. La si vedrà, nel documentario di Giambonini, anche dall’alto. Con i suoi tesori d’arte (nell’interno della chiesa di Santa Maria), con la sua strada disagevole, i suoi abitanti (quelli di Braggio alla Messa festiva, quelli giovani di Augio, quelli anziani di Santa Domenica), il suo lavoro, la sua unica industria, quella del granito a Arvigo. Qui la cinepresa si è soffermata per un paio di minuti, come per sottolineare quanto sia preziosa un’attività di questo genere in valle. Nel ritorno sulla Mesolcina, si ricorderà anche la Ferrovia Bellinzona - Mesocco, che sta per scomparire.

Il secondo documentario a colori è stato girato in Bregaglia, tra Chiavenna/Castasegna e il Maloja.

Un angolo del Grigioni Italiano sconosciuto a buona parte dei ticinesi, valle di transito tutt’al più per chi si reca a San Moritz. Qui il regista si è fermato tra altro a Soglio (“Soglia del paradiso” come ha definito il villaggio Giovanni Segantini), nel museo vallerano a Stampa, nella vecchia «casa della giustizia» a Vicosoprano, sul Maloja. Nella parte conclusiva il documentario ricorderà la figura e le opere di Giovanni Segantini, il «pittore delle alpi» che qui lavoro negli ultimi S anni della sua breve vita.

Alla Valle di Poschiavo e a Bivio sarà dedicato il terzo servizio sul Grigioni Italiano. Gli operatori sono tornati a Poschiavo, a Brusio, nei dintorni di questi due comuni per puntare l’obiettivo anche su Viano, il paesino aggrappato - come Cavaione - su per la montagna; per curiosare in una casa vinicola, per ritrovare il trenino che da Tirano porta a San Moritz. Si parlerà anche di Bivio, nel Sorsette, tra il passo dello Julier e Savognin, considerato ancora del Grigioni Italiano. Un comune in pieno sviluppo, che però denuncia una diminuzione sempre più marcata degli abitanti di lingua italiana. Le dichiarazioni del maestro di quella scuola elementare, hanno offerto lo spunto per alcune considerazioni finali, legate allo spopolamento, allo sviluppo, ai problemi, ai progetti per il futuro, cioè dei giovani. Senza tuttavia dimenticare quanto rimane da fare, ed è molto, per favorire il turismo, linfa di queste valli, per allargare strade, per evitare ulteriori e preoccupanti partenze dei «cittadini di domani». Le immagini sono di Alain Demartines, le riprese sonore dell’operatore Paolo Cavaleri.


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