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Incontro con Cesare Valsangiacomo

Descrizione

Da molti è conosciuto come il papà del Merlot ticinese, ma Cesare Valsangiacomo (1929) è molto, molto di più.

Nato a Milano (per caso), cresciuto a Chiasso, è stato per molti anni (una cinquantina) alla testa della Vini Fratelli Valsangiacomo fu Vittore: così dice la scritta sulla facciata della cantina di Mendrisio, un edificio in sasso del Generoso eretto tra il 1900 e il 1902. La ditta commercia vini dal 1831 ed è sempre stata diretta dagli eredi succedutisi nella proprietà: Cesare se n’è occupato, promuovendo e animando una cantina e un modo di vinificare che ha letteralmente traghettato in un secolo nuovo (per non dire in un nuovo mondo), dal 1951 al 2005.

Cresciuto, appunto, tra le cantine e le fabbriche di sigari di Chiasso (di proprietà dei nonni materni), Cesare è davvero testimone di un paese di cui non esistono più tracce. Dopo studi a Chiasso e Svitto, e poi alle Scuole Commerciali di Chiasso e Bellinzona, Cesare era destinato a studi di economia all’Università di San Gallo. Ma poiché spesso il caso fa bene le cose, pochi giorni prima di iscriversi alla Facoltà di economia il padre Fausto gli suggerisce di visitare la Scuola superiore di enologia e viticultura di Losanna, aperta due anni prima. Un colpo di fulmine e la scoperta di un universo: qualche anno dopo Cesare lascia la scuola di enologia con diploma (uno dei primissimi ticinesi a ottenerlo) e primo premio, torna in Ticino e inizia la sua attività di enologo presso la ditta di famiglia. Erano anni in cui si produceva troppa uva (di scarsa qualità) e troppo vino (imbevibile, secondo lo stesso Valsangiacomo: o meglio, da tenersi al tavolo …). Con alcuni coraggiosi colleghi ticinesi fa tabula rasa del passato e a poco a poco riesce a piantare nuovi vigneti e nuovi vitigni e a produrre, in quantità drasticamente ridotte rispetto al passato, un vino che negli anni è cresciuto di qualità e di spessore e che, a suo avviso, non ha più niente da invidiare ai migliori vini italiani e francesi.

Ma, come detto, Cesare Valsangiacomo è anche molto altro: appassionato di fotografia (suo “padrino” è stato Il fotografo chiassese Gino Pedroli), di macchine sportive (ma solo se confacenti al suo carattere, piuttosto irrequieto), di scultura, ha trovato nella politica una seconda pelle. Conserva ancora una fotografia scattata a Chiasso nel 1941, in occasione dell’elezione del sindaco … Bianchi: un ragazzino immerso in una folla di notabili del partito liberale radicale di quegli anni. Nessuna sorpresa, quindi, che da adulto la politica si sia trasformata in passione, tanto da fargli trascorrere oltre vent’anni in Gran Consiglio quale deputato del PLR (e legarsi d’amicizia al Consigliere di Stato Franco Zorzi, prematuramente e tragicamente scomparso e della cui intelligenza, secondo Valsangiacomo, il paese avrebbe avuto terribilmente bisogno).

Ora che si gode un meritato riposo (forse suo malgrado), Cesare segue col dovuto distacco la ditta e la politica ticinese. Nella quale, a suo avviso, si parla troppo.

Insomma, Cesare Valsangiacomo, libero pensatore per tradizione famigliare e per scelta, continua ad amare in modo appassionato e lucido il proprio paese: anche se, conclude, lo stanno rovinando un po’, ma pazienza ….


Questa intervista è andata in onda il 7 dicembre 2017. Realizzata da Matteo Bellinelli, è parte della serie di inteviste initolate «Memoria del presente», che offrono la possibilità di conoscere meglio e più da vicino alcune delle personalità più significative della storia del Canton Ticino del ventesimo secolo.

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