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Rappresento una istituzione

Casa Chiattone a Lugano

Descrizione

Questo servizio di Bruno Soldini andò in onda il 10 marzo 1965 nella trasmissione televisiva «Meridiana». È dedicato alla collezione della famiglia Chiattone.

Nel 1968, presso Villa Ciani, venne esposta una scelta delle opere in possesso della famiglia Chiattone. Una seconda esposizione si tenne dal 13 ottobre 2006 al 15 aprile 2007 nella stessa sede. Nel testo di presentazione di questa seconda esposizione, si legge: «Si tratta di una raccolta di opere d’arte costituita nell’arco di oltre mezzo secolo tra Bergamo, Milano e Lugano dai diversi membri della famiglia Chiattone – la prima generazione composta dai fratelli Antonio (1856-1904), Giuseppe (1863-1954), entrambi scultori e Gabriele (1853-1934), fondatore delle Officine d’arti grafiche Chiattone a Milano nel 1899; la seconda dai figli di quest’ultimo Mario (1891-1957), architetto e pittore, e Antonio Jr. (1904-1957), critico cinematografico e pittore autodidatta.

Le acquisizioni sono in gran parte riconducibili alle relazioni personali e professionali intrattenute dai diversi componenti della famiglia Chiattone, tutti artisti, i quali sono direttamente entrati in contatto con gli autori delle opere. Antonio ha funto da tramite con l’ambiente della scapigliatura e a lui può essere ricondotta la presenza del Ritratto d’uomo di Tranquillo Cremona; Gabriele, figura centrale di tutta la raccolta, grazie alla propria attività professionale a Bergamo presso l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche ha conosciuto Tallone e a Milano ha radunato attorno alle Officine Chiattone una serie di artisti tra cui spicca il nome di Boccioni, le cui ventuno opere prefuturiste costituiscono l’insieme più importante dell’artista siciliano precedente il 1909; Mario è all’origine della presenza delle opere di Dudreville e Funi, con i quali ha condiviso nel 1914 l’esperienza di Nuove Tendenze.

Le modalità di acquisizione della famiglia Chiattone non sono state quelle dei grandi collezionisti lombardi di estrazione altoborghese ai quali certo guardavano come testimonia la “quadreria di uomini illustri” di cui si dotano. Essendo essi stessi artisti e professionalmente attivi in un ambito che li poneva a stretto contatto con la realtà di chi opera nel mondo dell’arte, si è portati a pensare che numerose opere siano entrate in loro possesso senza una chiara motivazione “collezionistica” – in tale senso è stato adottato il termine di “raccolta” e non di “collezione” – probabilmente anche sulla base di scambi tra artisti e forse, non da ultimo, perché tra i loro intenti vi era anche quello di sostenere economicamente amici e collaboratori (significativo in tale senso è il caso di Boccioni).»

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