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«Desencuentros», di Leandro Manfrini

Descrizione

La sera di mercoledì 9 novembre 1994, l’allora TSI mise in onda «Desencuentros», il film di Leonardo Manfrini presentato per la prima volta al Festival di Locarno nel 1992. L’opera di Manfrini si ispira alla figura dell’anarchico svizzero Mosè Bertoni (emigrato nell’America del sud all’inizio del Novecento e divenuto una figura mitica in quei luoghi lontani), ma vuole anche andare oltre quella straordinaria esperienza umana per fare sua una visione particolare del cosiddetto terzo mondo e di un cero modo, non solo svizzero, di guardare ad esso. La vicenda ha come protagonista Peter Monti, una sorta di moderno “anticolombo”, un antieroe errante dell’Argentina e nel Paraguay deli anni ‘50. Interprete principale della pellicola è l’attore Jean François Balmer; fra gli altri Cecilia Roth, Teco Celio, Alexandra Sirling, Manuel Callau e Arturo Maly.

Desencuentros è una parola che esiste solo nella lingua spagnola. Significa “un incontro che avviene in un luogo e in un momento sbagliato” indica quindi la possibilità che avremmo avuto di vivere una vita diversa.

Peter Monti è uno svizzero qualsiasi che si trova in Argentina per vendere alcune terre ereditate da lontani parenti, situate a nord del paese, nella regione di Misiones. Ma quei terreni, già coltivati a fatica, sono ormai invasi dalla foresta. Subito il viaggio di Monti si complica, la sua diventa una storia di continue trasformazioni e incontri, o meglio «desencuentros». Una connazionale che viaggia per noia e per studio, l’eredità non vendibile, la scoperta del fallimento dell’emigrazione svizzera, l’imbroglio di un italiano ex fascista rifugiatosi laggiù. Raggiunto il Paraguay, l’uomo sembra ritrovare la pace e l’armonia.

Questa serenità infonde in lui la tentazione di costruire quella vita diversa, da sempre sognata, proprio come mezzo secolo prima un altro svizzero, Mosè Bertoni, aveva cercato in quei luoghi il significato delle sue idee di pace, di uguaglianza e civiltà. Ma saranno ancora «desencuentros».

Nato l’11 marzo del 1932 a Ponte Cremenaga, in Malcantone, Leandro Manfrini morì a Lugano il 14 gennaio 2016. Nel numero della rivista «Il Cantonetto» pubblicato nel febbraio 2016, lo storico Danilo Baratti pubblicò un saggio intitolato «Un ricordo del regista scomparso. Leo Manfrini, Mosè Bertoni, il Paraguay». Profondo conoscitore della figura e dell’opera di Bertoni, con Patrizia Candolfi Danilo Baratti è, tra l’altro, l’autore di «L’arca di Mosè. Biografia epistolare di Mosè Bertoni (1857-1929)», opera pubblicata nel 1994 dalle Edizioni Casagrande. Il saggio di Danilo Baratti, che fornì consulenza scientifica a Manfrini, è disponibile nel sito web dedicato a Mosè Bertoni curato dallo stesso Baratti con Patrizia Candolfi.

Nel riproduciamo alcuni estratti: «La notizia della morte di Leandro Manfrini, di Leo Manfrini, mi spinge a ricordare pubblicamente l’importanza che ha avuto, anche per me, il suo lavoro documentaristico su Mosè Bertoni. Perché lo studio della vita e dell’opera di Mosè Bertoni, che ormai mi occupa1), a ritmi irregolari, fin dagli anni Ottanta, parte proprio da Manfrini: dalle sue ricerche di storie, di immagini, di materiali, ma anche da lui in carne ed ossa, dai suoi racconti, dalle sue indicazioni, dagli scambi di opinione. […]

La curiosità per Mosè Bertoni gli nasce nei primissimi anni Settanta, quando con Carlo Pellegrini e Gaetano Maranesi sta girando, nella provincia argentina di Misiones, un bel documentario sui discendenti degli emigranti svizzeri stabilitisi negli anni Trenta in quella zona, per sfuggire alla cri- si. Nel documentario stesso compare un rapido riferimento alla vicenda dell’emigrante bleniese, stabilitosi definitivamente sull’altra riva del Paraná, quella paraguaiana. […]

Nell’ottobre del 1976, dopo un ulteriore sopralluogo, Manfrini presenta un progetto di documentario su Mosè Bertoni da realizzare tra il dicembre di quell’anno e il gennaio successivo. Ma i tempi saranno più lunghi. […] Finalmente il documentario, in due puntate di quasi un’ora l’una, viene trasmesso dalla TSI nel marzo del 1985. […]

Mentre lavora al documentario, Manfrini pensa alla possibilità di raccontare l’epica vicenda bertoniana in altro modo: un film di finzione. Nascono qui i nostri contatti diretti, quando nell’estate del 1984 vengo affiancato, nel ruolo di consulente storico, a lui e allo sceneggiatore Nicola Badalucco. Così mi leggo tutto quanto è disponibile in quel momento – biografie, articoli e lettere, tra cui quelle recuperate nel 1980 – avviandomi alla carriera di ‘bertonologo’. Dopo un primo abbozzo, prende forma l’idea di una produzione televisiva in quattro puntate, se mi ricordo bene di un’ora e mezza l’una. […]

Un nuovo copione del 1989, di Mario Garriba e Leandro Manfrini, porta lo stesso titolo dei precedenti ma presenta una storia completamente diversa. […]

La produzione ha insistentemente lanciato «Desencuentros» come un film “su” Mosè Bertoni, ma la figura dello scienziato bleniese, evocata in alcune scene, resta sullo sfondo. Si può invece dire che questa sia la storia di Leo Manfrini, della sua scoperta di Puerto Bertoni,della sua attrazione per il Paraguay.»

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